Tre colori: Film Blu
27 Aprile 2008
Un film di Krzysztof Kieślowski, l’unico della trilogia che io abbia visto fino ad ora. Sono molto elitario sulla selezione dei film, anche se non ho una cultura smisurata cinematografica – ho fatto un corso di Storia e Critica del cinema lo scorso anno ( voto: 30 :°D ) -, e non ho visto la maggiorparte dei classici, nè italiani, nè internazionali, ho comunque un moto di criticismo verso il cinema e i film. Baso la mia decisione su un giudizio sommario, ma perentorio, da vedere o da scartare, basandomi principalmente sul trailer del film.
Ovviamente ci sono delle eccezioni a ciò, ovvero, anche i consigli di alcune persone, principalmente una, possono ben dispormi nei confronti di un film – o nel caso di questa unica persona – o un libro. Il sopracitato film mi fu consigliato appunto da questa persona, il fatto che io l’abbia visto poco tempo fa, e quindi più o meno con qualche anno di ritardo rispetto al consiglio, è solo una questione di priorità della vita e di pigrizia per recarsi a comprare il film.
Nonostante questa, si sperava breva ma è risultata, lunga premessa, il film è secondo me spettacolare, a dir poco geniale, appena ho messo il dvd nel lettore da tavolo, le prime parole che proferirono le mie labbra furono “questo si che è un film serio“. Il regista è veramente particolare, compie delle scelte registiche, fotografiche, giochi di luci, di significanti, di simboli, veramente stupende e mai fuori posto, il risultato è, ai miei occhi sublime, mai un film fu così apprezzato da me in così poco tempo, fu amore a prima vista.
Le tematiche trattate, l’elaborazione del lutto, la libertà derivata dall’elaborazione del lutto, il seppellimento del defunto, ma la sua rinascita sotto forma di prole, l’accettazione dell’Altro per quello che è realmente, senza essere mediato dalle proprie idealizzazioni – l’offrire la casa all’amante del proprio defunto marito perchè porta in grembo il figlio -, è un qualcosa di stupefacente per la maestria della realizzazione.
Le mie letture portano a leggervi dentro Lacan e tutto quello che ciò comporta, ma più di Lacan, una generale teoria dell’elaborazione del lutto, come espressione di libertà personale, di crescita. Dopo la più grande delle sciagure che possono colpire una compagna, la morte del proprio compagno, la difficile elaborazione della sua morte, la scoperta di parti celate dell’altro e la loro riconcigliazione. Un lutto che non vuol solo dire seppellire i propri cari, è un lutto che da speranza, la speranza di tornare ad essere liberi, magari più di prima perchè si cresce, anche seppellendo gli altri, e questa crescita porta anche ad accettare il figlio dell’amante del proprio compagno come ultimo passo verso la libertà e verso il riconoscimento dell’altro.
Un film veramente stupendo, le parole non possono certamente evitare la sua visione, la miglior “recensione” è vedere questo film.